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ALMA MATER STUDIORUM
UNIVERSITÀ DI BOLOGNA

CENTRO
«GINA FASOLI»
PER LA STORIA
DELLE CITTA

MODELLAZIONE

a cura di Fernando Lugli
Fase 1

Nota tecnica per la ricostruzione del modello 3D di Piazza di Porta Ravegnana
sulla base del rilevamento (Liber terminorum) eseguito dai periti agrimensori nel 1294
(Ed. della fonte a cura di M. Venticelli, I libri terminorum bolognesi, in Metropoli medievali, a cura di F. Bocchi, Bologna 1999, pp. 241-330)

La ricostruzione della struttura edilizia di Porta Ravegnana, dedotta dalle informazioni del Liber terminorum può essere rappresentata attraverso due fasi.

nella prima fase si sono identificati ed elaborati dei dati geometrici che rappresentano il percorso compiuto dai periti agrimensori, la posizione dei picchetti, la rete delle misure rilevate;

nella seconda fase si sono studiate le informazioni riguardanti gli edifici prospettanti sullo spazio pubblico così definito, allo scopo di poterli rappresentare nel modello 3D, con particolare riferimento ai portici e agli sporti.

FASE 1:

Ricostruzione del reticolo dei picchetti
La prima fase è stata particolarmente laboriosa a causa della qualità della fonte: estremamente precisa e tale da impegnarci a raggiungere risultati di livello ad essa paragonabili.
Nel '200 le misure sono state eseguite con una precisione inferiore all'oncia: ciò significa che l'errore è stato contenuto entro 2 centimetri. Questo risultato è stato plausibilmente raggiunto usando aste rigide della lunghezza di una pertica (cioè circa 3,80 metri) accostate l'una all'altra per coprire la distanza fra i picchetti. Si fa questa ipotesi perché la pertica consente maggiore preciso rispetto all'uso di cordelle che, a quell'epoca, non potevano essere costruite con materiali a bassa deformabilità, come oggi. L'uso di pertiche è documentato fin dal tempo dei romani. Riguardo alla misurazione degli sporti, ipotizzo che siano stati impiegati fili a piombo fatti scendere dai punti aggettanti fino a terra e, da qui, siano poi state eseguite le misurazioni rispetto ai picchetti. Non si spiegherebbe altrimenti l'estrema meticolosità con cui gli agrimensori hanno stabilito il massimo sporto che potevano avere gli edifici e i tetti. Che senso avrebbe avuto imporre disposizioni meticolose senza avere poi la possibilità di controllarle? A questo proposito è opportuno sottolineare che, durante la campagna di misurazione, i periti agrimensori devono aver tracciato materialmente, sul terreno, l'allineamento fra i picchetti. Era usuale, a questo scopo, l'impiego di funicelle sottili che venivano tese, legandole ai termini. L'allineamento era necessario per misurare l'entità degli sporti, che variava da edificio a edificio nel tratto compreso fra un picchetto e l'altro; la misura degli sporti non è mai riferita ai muri portanti degli edifici, o alle colonne, ma piuttosto ai picchetti (fig.1).

fig.1 Ubicazione dei picchetti rispetto al rilievo fotogrammetrico attuale. Le misure degli sporti (come quelli evidenziati dal cerchio), venivano riferite all'allineamento fra due picchetti successivi (vedi linea tratteggiata rossa)

Viene da chiedersi perché i periti abbiano riferito le loro meticolose misure a ciò che può apparire un caposaldo aleatorio rispetto alla più consistente struttura stessa degli edifici ma la ragione è molto semplice. Il sistema dei picchetti era "presidiato" da lavoro tecnico dei periti agrimensori, che con periodicità ed estrema determinazione, eseguivano campagne di controllo per verificare l'integrità dei luoghi in cui i picchetti erano conficcati. Dunque la posizione dei picchetti era considerata più affidabile rispetto alla struttura stessa degli edifici, i quali potevano subire ampliamenti, sopraelevazioni e altre modifiche. Inoltre i picchetti delimitavano la proprietà pubblica e le misurazioni erano eseguite da "pubblici ufficiali", dunque i picchetti erano oggetti che non potevano essere manomessi da interventi privati, come invece poteva facilmente accadere per gli edifici, specie in un periodo di "boom" edilizio come è stato tutto il '200 bolognese. Ci fornisce una conferma il fatto che più di un edificio fosse in fase di trasformazione proprio durante la campagna di misure del 1294 e che gli stessi periti impongano interventi su alcuni fabbricati, per migliorare l'accessibilità delle vie pubbliche (fig. 2).
Una simile precisione non trova corrispondenza negli strumenti tecnici elaborati nei periodi successivi: mappe, vedute e prospetti rappresentati, nei casi di maggior precisione, approssimativamente in scala 1:500. Poiché ancora oggi la capacità di lettura di una mappa si ritiene non superiore al quarto di millimetro, stante la capacità che abbiamo di costruire scale graduate con scansione millimetrica e di usare strumenti di disegno manuale sufficientemente precisi, si può affermare con certezza che disegni in scala 1:500 non consentono precisioni superiori a 12-13 centimetri, notevolmente inferiore a quella raggiunta dai periti medievali.
I rilievi diretti eseguiti nei periodi successivi - e a noi noti - sono frammentari e non coprono l'estensione dell'area rilevata dai periti medievali. Inoltre, anche oggi risulta piuttosto difficoltoso eseguire, al centro di Bologna, un rilievo di qualità paragonabile a quello duecentesco, per la presenza di nuovi manufatti che impediscono di ricostruire il tracciamento, per l'intenso traffico ad ogni ora del giorno, per l'intralcio dato da elementi che ostruiscono le visuali (cantieri, cartelli stradali, cavi elettrici, ecc.).
Paradossalmente, quindi, i maggiori problemi tecnici di ricostruzione non sono derivati dalla fonte medievale ma dalle fonti successive e dalla situazione attuale.

Per risolvere questo problema di congruenza è stato impiegato un sistema CAD (fig. 3) così da poter inserire i dati numerici del rilievo duecentesco, rapportando poi i tracciati alla cartografia fotogrammetrica attuale. La conseguenza è che il rilievo (e le conseguenti posizioni dei picchetti, degli edifici, ecc.) ha una precisione che mantiene l'errore entro i due centimetri (e si adatta a rappresentazioni in scala molto maggiore di 1:500, dunque permette di eseguire zoom su particolari, ecc. mentre l'ubicazione dell'intero sistema di dati duecenteschi rispetto alle mappe attuali deve essere considerato preciso fino all'ordine di grandezza dei 10 cm, non di più. Per questa ragione, non è tecnicamente corretto spingere i controlli di qualità del lavoro svolto oltre questo livello; per farlo occorrerebbe eseguire un nuovo rilievo di Piazza di Porta Ravegnana, nella situazione attuale, usando strumenti che consentano una precisione dieci volte superiore alle mappe fotogrammetriche attuali.
Per la sovrapposizione del reticolo duecentesco al fotogrammetrico attuale è stato eseguito individuando l'ubicazione più rispondente ai punti ancora identificabili oggi: principalmente gli spigoli delle due torri, e la raggera di strade che confluisce nella "platea".

Una forma immateriale
La linea spezzata che collega i picchetti medievali rappresenta il confine fra lo spazio pubblico e quello privato circostante, sia a livello del suolo, sia a livello dei piani superiori; esso costituisce dunque la superficie laterale di una figura geometrica solida: un parallelepipedo a pianta poligonale convessa composta da circa 60 lati.
Lo spazio compreso all'interno di questa figura geometrica solida (che virtualmente ha altezza infinita) era pubblico e inedificabile, fatta eccezione per gli sporti di quegli edifici e tetti che sono stati registrati nel documento e che quindi godevano di una condizione giuridica straordinaria.
Il rilievo (sistematicamente ripetuto nel tempo) delle posizioni dei picchetti aveva lo scopo di conservare la forma di questa figura geometrica solida, che conteneva lo spazio pubblico. Dato questo scopo, dunque, la caratteristica degli edifici non era rilevante e non è stata quasi mai registrata sul Liber Terminorum: si presupponeva infatti una invarianza della posizione dei caposaldi mentre si ammetteva, come ovvio, la trasformazione degli edifici, pur nei limiti di confine descritti. Risultava quindi del tutto inutile registrare dati di elementi non vincolati, come le caratteristiche dei materiali costruttivi, il numero di piani, l'altezza dei fabbricati, la posizione delle finestre, ecc.
Da questo punto di vista, il Liber Terminorum non ci parla degli edifici di Porta Ravegnana ma dello spazio pubblico, dunque di un'entità geometrica, non materiale (fig. 4).







fig 2
Gli sporti degli edifici e dei tetti sono stati determinati rispetto all'allineamento dei picchetti, così come la larghezza dei portici e la distanza fra i picchetti e gli spigoli degli edifici.


fig. 3 Sistema CAD utilizzato per costruire il reticolo delle misure duecentesche e per sovrapporlo al rilievo fotogrammetrico attuale. Nell'immagine è rappresentato l'insieme di elementi registrati nella fonte medievale: picchetti, muri di edifici, spigoli di torri, ecc.


fig. 4 Lo spazio pubblico registrato nel Liber Terminorum, inedificabile, è rappresentabile attraverso una forma solida, con la base costituita della poligonale che ha per vertici i picchetti e con pareti laterali verticali, di altezza virtualmente infinita. Nell'immagine è indicato anche il volume dei portici.





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